Storie di Mafia: Mafia Republic, di John Dickie

Il rapporto della storiografia italiana con le mafie è legato a doppio filo al loro rapporto con l’Italia: è una storia di continue epifanie e amnesie. Ai più potrebbe sembrare che, prima della Strage di Ciaculli (1963) la mafia non esistesse, o che comunque fosse un fenomeno marginale e sconosciuto, semi sconfitto dai fascisti negli anni 30.

Come John Dickie ci dice più volte, in realtà, la mafia fu “scoperta” ancora e ancora, e diverse volte dimenticata: la stagione delle stragi, e in ultimo le morti dei giudici Falcone e Borsellino hanno però reso quasi impossibile l’amnesia, questa volta.
Quando, dopo l’arresto di Riina, Provenzano tenta la “strategia della sommersione”, ovvero l’allontanamento dai riflettori e la cessazione degli omicidi di “cadaveri eccellenti”, l’Italia non dimentica più.
Per meglio dire: l’Italia dimenticò ancora (basti vedere quanto sia importante la lotta alla criminalità nei programmi politici oggi, ovvero molto poco), ma vaste frange della società civile, per la prima volta nella sua storia, non lo fecero.
Per la prima volta dalla nascita dello Stato Italiano, le mafie vengono combattute con forza da una strategia coerente da parte delle forze dell’ordine, della magistratura (anche grazie a leggi efficaci e specifiche), dalla cultura dell’ antimafia, dagli storici, da una parte dell’opinione pubblica.
Mafia Republic è forse il saggio più recente e completo sull’argomento mafie, che è tutt’altro che “storicizzato”: è infatti fondamentale oggi avere la percezione della realtà e della pericolosità di questi fenomeni, per nulla lontani.

Dickie è un esperto in particolare di Cosa Nostra, la mafia siciliana, ma Mafia Republic tratta anche della storia della Camorra e della Ndrangheta, con brevissimi cenni alla Banda della Magliana e alla Sacra Corona Unita.
Le domande che aleggiano per tutta l’opera sono: com’è possibile che l’Europa Occidentale abbia dato alla luce le mafie più potenti e ricche del mondo? Com’è possibile che ancora oggi grandi parti del territorio nazionale siano essenzialmente fuori dal controllo dello Stato tra l’indifferenza generale? Le risposte sono ben radicate nella storia dell’Unità d’Italia.
Dickie ci mostra come, tra l’ostilità e la collusione, i martiri di mafia siano veramente degli eroi, morti per la normalità e per la legalità, condannati solitari.

Oggi le mafie sono organizzazioni ancora più potenti: mentre Cosa Nostra è in declino, la Ndrangheta è la mafia più ricca e diffusa al mondo e la Camorra spadroneggia con la violenza su grandi parti del territorio campano.
I mezzi per combatterle ci sono, adesso tocca alla società civile non lasciare isolati i propri eroi e non permettere una nuova amnesia.

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