Tinturia: il potere della musica

Non so stare senza questo sole
questo mare, mi spavento
vivo bene solo quando sono a casa, 92100!
Tinturia – 92100 (Universal 2005)

Era il 1996 quando a Raffadali, un piccolo paese dell’agrigentino, un gruppo di ragazzi con ambizioni che forse non conosceremo mai decide di formare una band. Il nome è tutto un programma: Tinturia, che in siciliano indica la ribellione dei bambini irrequieti, monelleria.

Questa “tinturia” viene fuori già nei primi testi, la ribellione verso un sistema che vent’anni fa in Sicilia relegava i giovani a una vita di paese, tra la noia, l’ufficio di collocamento e – se eri abbastanza fortunato – l’università. La ribellione nei confronti delle forze dell’ordine che ti beccano con una canna quando forse è l’unico svago che ti puoi permettere in un entroterra che non ti offre nulla. Il grido di protesta verso una politica che promette ma che non mantiene, il voto di scambio che ha sempre fatto parte di questa terra, l’abusivismo, la mafia.

Quando pubblicarono il loro primo album Abusivi (di necessità), nel 1999, quella ribellione fu sentita da migliaia di giovani in tutta la regione (il disco era interamente in dialetto siciliano per cui la diffusione oltre lo Stretto era quasi impossibile). I ragazzi avevano trovato dei rappresentanti, una voce che raccogliesse il malessere della vita di provincia, dei testi in cui rispecchiarsi. Una voce che lottava contro il sistema. “Voce” è la parola chiave, era infatti la voce del gruppo, il frontman Lello Analfino con il suo carisma a coinvolgere la gioventù siciliana.

I concerti erano uno spettacolo, i Tinturia giravano la Sicilia cantando e facendo cantare. Raccontavano le disavventure con le unità cinofile della Guardia di Finanza, suonando la loro musica, le loro parole, il loro genere: lo “sbrong”, un mix di rock, funk, rap, folk, reggae, pop, flauto traverso e diamonica. La loro musica coinvolgeva, faceva ballare tutti, anche me che all’epoca avevo 6 anni e cantavo di cartine e filtrini senza sapere cosa fossero.

Col tempo la musica dei Tinturia si evolve, i testi escono dalla prigione del dialetto e sbarcano sulla penisola, aiutati anche dalla collaborazione con Ficarra e Picone per i quali hanno curato diverse colonne sonore. Non cessa tuttavia l’influenza sui giovani siciliani, sebbene cambino le tematiche. Nel 2005 viene pubblicato Nessuno è perfetto (per fortuna) che contiene il brano 92100, diventato in brevissimo tempo l’inno di ogni siciliano che ama la propria terra: i canti di protesta diventano una splendida dichiarazione d’amore.

I problemi ci sono ancora, ma non affliggono la sola Sicilia. Lo sguardo dei Tinturia si amplia all’Italia e al mondo, rammentando ai giovani siciliani che non sono soli, che molti problemi sono condivisi. Extra diventa il grido dell’immigrato, una critica alla legge Bossi-Fini del 2002. Stunz rappresenta i problemi della vita moderna, mentre più recentemente Precario ha unito tutti quei giovani (e non) alle prese con un lavoro instabile. Il mix di inglese e siciliano di I don’t know sensibilizza sul tema dell’ambiente, mentre la band siciliana portava in tutta Italia lo slogan U mari nun si spirtusa! (letteralmente “il mare non si perfora”) contro le trivellazioni nel Mediterraneo.

Sono passati vent’anni da quando fu registrato Abusivi. Il video di La donna riccia (cover del celebre brano di Modugno contenuta nell’album) girato nel 1998 e pubblicato solo qualche giorno fa, ci mostra come molte cose siano cambiate da allora. Una cosa rimane certa: la musica ha un potere immenso, è in grado di spostare masse, politicizzare e sensibilizzare, va solo usata nel modo giusto. I Tinturia ci sono riusciti, si sono fatti voce di generazioni di ragazzi che volevano e vogliono lottare, consapevoli dei problemi che li affliggono. Giovani che ancora oggi continuano a cantare a una sola voce l’amore per la propria terra, 92100, stavolta consapevoli di cosa siano cartine e filtri.

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