Tornare alla terra. Nuove frontiere occupazionali in Italia.

I ritmi lavorativi odierni procedono a velocità sempre più incontrollabili, la nostra è una società che ci chiede di spingerci sempre oltre, ponendoci in un sistema competitivo che non ci concede spesso tregue. Abbiamo spesso un’idea di futuro troppo complicata, che si dimentica che la felicità è fatta di cose semplici, come la terra.

Vivere ad un’altra velocità oggi si può. Sono in molti i giovani che decidono di riscoprire il mestiere dell’agricoltore, promuovendo uno stile di vita che torna alle origini, senza necessariamente esorcizzare l’utilizzo della tecnologia.

Sono in tendenziale aumento le storie coraggiose di chi ha scelto di invertire la rotta, e tornare all’agricoltura. Di certo, la vita dell’agricoltore nel 2018 non è facile, e si distacca dall’immagine bucolica che probabilmente abbiamo tutti in mente. È un’attività -questa- che richiede pazienza, tenacia, continuo aggiornamento e uno spirito imprenditoriale spiccato. Elementi che si aggiungono alla passione e alla cura dei prodotti, che nel caso italiano, rappresentano motivo di orgoglio a livello mondiale.

In un video di Repubblica.it di qualche giorno fa, si sentono alcune testimonianze di italiani che hanno fatto una scelta radicale: tagliare con il lavoro precedente e dedicarsi ai campi. Sebbene possa sembrare paradossale che un architetto a New York o un banchiere a Londra decidano di tornare in Italia, letteralmente “sul campo”, queste sono storie che appartengono a una fetta di popolazione che si è rimboccata le maniche, investendo sul settore primario.

Mollo tutto e faccio l'agricoltore

"Facevo l'architetto a New York ma ho deciso di tornare in Italia e cambiare vita"

Publié par la Repubblica sur vendredi 12 Janvier 2018

 

Una provocazione forte che apre una riflessione interessante sulle possibilità offerte da questo mercato, gran parte delle volte inesplorate per mancanza di informazione e un latente pregiudizio di fondo, segnato dall’avanzare vertiginoso del progresso e dai tempi incalzanti delle nostre vite.

Una scelta dettata dalla crisi economica? Non solo. Che sia una decisione ardua e a volte difficile da capire non c’è dubbio, ma non sembrano esempi isolati, vista la tendenziale crescita dell’occupazione giovanile nel settore agricolo.

Giusto per aiutarci con qualche dato, secondo il rapporto “AgrOsserva” di Ismea, i dati relativi ai primi due trimestri del 2017 erano estremamente positivi, e ci dicevano che fosse al 9% l’aumento delle imprese agricole giovanili.

Certo, le difficoltà non mancano, e il futuro dell’agricoltura in Italia dipenderà strettamente dalle scelte dei consumatori. Se è vero infatti che il settore sembra dare segnali di crescita, confermare questa tendenza è compito anche di chi compra. Quanto siamo attenti ai prodotti che compriamo? Fino a che punto siamo disposti a sostenere la filosofia del “kilometro 0”? Tutte questioni che dovrebbero interrogarci in prima persona sul nostro stile di vita e sulle nostre abitudini di consumatori, inevitabilmente viziate dai ritmi delle nostre vite.

Se guardiamo oltre i confini, ci rendiamo conto di quanto si rivelino necessarie delle politiche armonizzate in tema di agricoltura a livello europeo per far fronte alle sfide comuni dettate dal cambiamento climatico e dalle crescenti sfide occupazionali.

I settori agricolo e alimentare rappresentano oggi, nel loro insieme, ben 30 milioni di posti di lavoro, (il 13,4% dell’occupazione totale) e il 3,5% del valore aggiunto totale nell’economia dei 28 paesi UE. Per raggiungere gli obiettivi dei prossimi anni, l’UE e gli stati membri hanno bisogno di politiche ambiziose, politiche che sblocchino il grande potenziale del settore agro-industriale europeo e consentano loro di mantenere il ruolo di primato nel mondo”. Sono questi alcuni dati presentati all’interno del manifesto “Cibo per la mente: le sfide del sistema europeo”, sottoscritto dalla filiera agroalimentare italiana lo scorso settembre. Innovazione, sostenibilità e politiche adeguate erano le richieste dei produttori italiani, affinché venisse liberato “il potenziale produttivo dell’agricoltura e dell’industria alimentare nell’Unione Europea”.

Sempre in merito alla legislazione europea in materia, non possiamo di certo ignorare le nuove misure  della Politica di Agricoltura Comune (PAC) contenute nel  Regolamento Omnibus, in vigore dal primo gennaio 2018. Tra le novità, attenzione particolare verso il greening (o inverdimento, insieme di misure per soddisfare alcuni obiettivi ambientali, ndr) e i giovani, destinatari di maggiori benefici, in termini di finanziamenti e di sostegno nella fase iniziale dell’investimento.

In un paese come l’Italia, l’attenzione verso politiche agricole potrebbe essere la chiave per un’economia più sostenibile e vicina ai cittadini; i risultati degli ultimi anni stanno dimostrando che investire sulle campagne è possibile. La legislazione nazionale e quella europea possono essere certamente migliorate, ma sembrano esserci buone basi per un crescente sviluppo del settore. 

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