Verso un governo un po’ giallo, un po’ verde

Alla fine il governo giallo-verde si farà.  Dopo due mesi di (non) campagna elettorale e 66 giorni di consultazioni meno produttive di un campo di grano in Antartide, sembra proprio che tra Di Maio e Salvini vi sia quasi totale accordo in vista della formazione di un esecutivo. “Sulla composizione dell’esecutivo e del premier sono stati fatti significativi passi in avanti nell’ottica di una costruttiva collaborazione tra le parti con l’obiettivo di definire tutto in tempi brevi per dare presto una risposta e un governo politico al Paese” recita una nota congiunta, emessa al termine del vertice. Ed eccoci qui, ad aspettare la squadra di ministri che uscirà da qui a lunedì dagli incontri tra i due giovani, vecchi leader di M5s e Lega, mentre prende forma un’alleanza che mette insieme il peggio di ciò che l’Italia ha da offrire e che ben rappresenta la crisi, l’inconsistenza, l’involuzione culturale e politica degli sconfitti alle ultime politiche, cioè di PD e FI.

Il dietrofront di Berlusconi. A rendere tutto ciò possibile è stata la nota con cui Berlusconi ha che ha annunciato che FI non darà la fiducia al governo M5S-Lega, ma neanche si opporrà: quella che è stata definita da molti “un’astensione benevola”. Più che un passo indietro, quello di Berlusconi è un passo di lato: se da una parte infatti dà il via libera al segretario del Carroccio per formare un governo con i pentastellati senza il suo sostegno attivo, dall’altra non rompe gli accordi con la Lega. “Tutto ciò non segna la fine dell’alleanza di centrodestra” recita una nota del leader di Forza Italia “rimangono le tante collaborazioni nei governi regionali e locali, rimane una storia comune, rimane il comune impegno preso con gli elettori. Continuiamo a lavorare per tornare a vincere, ma soprattutto perché torni a vincere l’Italia”.

Per capire se dietro il dietrofront dell’ex Premier vi sia qualche losco accordo bisognerà aspettare ancora qualche giorno; ad esempio, si parla della richiesta della Lega di ottenere i ministeri della giustizia e delle telecomunicazioni. Tutto sembra lasciar intendere che il Cavaliere tuteli, lasciando il via libera al nuovo esecutivo, anzitutto i propri interessi, sui quali avrà sicuramente ottenuto delle garanzie, evitando contemporaneamente le elezioni a breve, che secondo i sondaggi l’avrebbero fortemente penalizzato, e facendo finta di tenere unita la coalizione di centro-destra.

Chi fa il premier? Ora la palla passa a Salvini e Di Maio, che dovranno comunicare, entro domenica, quali sono i piani per la formazione di un governo. Tutto sembra portare alla scelta di un premier terzo che faccia da garante tra Matteo Salvini, Luigi Di Maio e anche in parte Silvio Berlusconi. Uno dei nomi è quello del leghista “saggio” Giancarlo Giorgetti, che al momento rimane un’opzione improbabile in quanto si cerca una soluzione equidistante da Lega e M5s, un nome fuori dai partiti. Secondo alcuni addetti invece Di Maio non avrebbe ancora rinunciato in toto all’idea di fare lui il premier, lasciando a Salvini e alla Lega le poltrone di ministeri di peso. Ecco allora un’ altra incognita, quella del ruolo dei leader: il segretario leghista e il capo politico del M5s non sarebbero infatti in sintonia sull’idea ventilata da alcuni osservatori di rimanere entrambi fuori dall’esecutivo: entrambi hanno intenzione infatti di ricoprire un ruolo di primo piano nel nuovo governo.

Governo giallo-verde. E’ proprio il toto ministri ad accendere oggi la curiosità degli addetti ai lavori; tuttavia, ancor più importante sarà vedere quali saranno i temi trattati e le riforme che potrebbero veder luce nel nuovo governo. Sarà stilato un contratto di governo, nel quale saranno contenute le misure considerate irrinunciabili dai due schieramenti. Il primo tema da mettere sul tavolo sarà probabilmente quello del reddito di cittadinanza, che dovrebbe delinearsi come una misura a sostegno del reddito nel momento in cui si cerca lavoro e dovrebbe andare a braccetto con la riforma dei centri per l’impiego. Il secondo punto dovrebbe riguardare le misure per le imprese, in direzione di una forte detassazione; si passerà poi alla legge Fornero: dopo i toni caldi della campagna elettorale, in cui si era parlato di cancellarla, ora, per preservare i conti dell’Inps, è molto più probabile che si parta solo con alcune modifiche. E’ poi la volta di uno dei temi bandiera della Lega e su cui invece si trovano posizioni più altalenanti da parte dei grillini, ossia il contrasto dell’immigrazione, che entrambi legano alla questione sicurezza. Qui è facile che il M5S, dopo una fase più conciliante durante la campagna elettorale, si allinei con il Carroccio andando a chiedere il controllo delle coste e il blocco degli sbarchi.

I paletti del Presidente Mattarella. Una questione che preoccupa è quella relativa al fatto che Lega e M5s sono due partiti che possono essere definiti antieuropeisti. Ed è così che il Capo di Stato Sergio Mattarella ha indicato i paletti di un ipotetico esecutivo guidato da Di Maio e Salvini: “Credere di farcela da soli è pura illusione o, peggio, inganno consapevole delle opinioni pubbliche” e ancora “Tutti sanno che nessuna delle grandi sfide, alle quali il nostro continente è oggi esposto, può essere affrontata da un qualunque Paese membro dell’Unione, preso singolarmente“.

 

 

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