“Vinci Salvini”, perdi i tuoi dati. Cifre (e soldi) di quindici giorni di marketing

Come diceva Indro Montanelli, riferendosi ad un noto politico della Prima Repubblica: “rieccolo”. Ritorna, giunto alla seconda edizione, il concorso “Vinci Salvini”, «una gara social su Facebook, Instagram e Twitter» con in palio un premio molto speciale: Matteo Salvini. 

Ad annunciarlo è stato lo stesso Ministro degli Interni con un post sulla propria pagina Facebook ufficiale, divulgato il 9 maggio, con tanto di video in allegato. Dove il vice-Premier appare, con alle spalle quattro militanti già vincitori e un green screen recante l’apposito logo dell’iniziativa, per lanciare il contest. 

«Ebbene sì: finalmente è tornato anche lui. È tornato chi?», esordisce il segretario della Lega, cartelletta da presentatore in mano, «Il “Vinci Salvini”». E non importa se «anche questo video avrà tutti contro: giornaloni, intellettualoni, professoroni, analisti, sociologi; noi usiamo la rete, finché ce la lasciano libera, e vinciamo in rete». 

Il post Facebook di lancio del concorso “Vinci Salvini” (fonte: profilo Facebook ufficiale di Matteo Salvini)

 

“Vinci Salvini”: cos’è e come funziona?

Come si legge nel regolamento linkato nel post, “Vinci Salvini” è «una gara social su Facebook, Instagram e Twitter», partita lunedì 6 maggio e destinata a concludersi «domenica 26 maggio, il giorno in cui Matteo Salvini vincerà non solo in rete, ma […] anche nelle urne delle elezioni europee!». 

I partecipanti competono per dei montepremi giornalieri e settimanali. «Il vincitore giornaliero vince una telefonata con Matteo Salvini oltre a un post con la propria foto, che verrà diffuso sui canali social del Capitano a un pubblico di quasi 6 milioni di persone!». Mentre «il vincitore della classifica settimanale potrà conoscere Matteo Salvini di persona, in un incontro riservato, per il quale faremo, se il vincitore lo vorrà, anche un video che verrà pubblicato su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube». 

Per scalare le classiche bisogna «accumulare dei punti», mettendo mi piace (su Twitter anche ritwittando) ai post pubblicati da Salvini sulle tre piattaforme sopraccitate, cercando anche di essere il più tempestivi possibile, per ottenere «un punteggio maggiore». 

Per iscriversi al contest è necessario registrarsi al sito vincisalvini.it. Operazione per la quale bisogna «innanzitutto avere un profilo Facebook» (tanto che sul sito viene offerta la possibilità di farlo tramite un link di rimando alla piattaforma di Zuckerberg). E magari «collegare anche il tuo profilo Instagram e il tuo profilo Twitter, per avere ancora maggiori possibilità di vittoria». 

 

“Vinci Salvini”, perdi i tuoi dati

Ogni sito ha delle regole, descritte nei termini di utilizzo e nell’informativa sulla privacy, che vengono accettate quando si inizia ad fruire del servizio: esse rappresentano dei veri e propri contratti. E il concorso “Vinci Salvini” non fa eccezione. 

Per partecipare al contest, infatti, è necessario registrarsi sul sito, utilizzando il proprio profilo Facebook, accettando termini e condizioni proposte. In particolare, nell’informativa della privacy, paragrafo “b) Oggetto del trattamento dei dati personali”, si legge che «saranno oggetto di trattamento i […] dati personali: nome, cognome, sesso, indirizzo di posta elettronica, Stato, comune e provincia di residenza». Oltre a «Facebook ID» (attraverso il quale è possibile rintracciare, ad esempio, le interazione d’un utente con ogni pagina pubblica del social), «data di nascita, numero di cellulare, riferimento account Instagram» e «Twitter». Inoltre, «i dati di navigazione, la cui trasmissione risulta essere implicita […], potrebbero permettere di identificare gli utenti (ad es. indirizzo IP; nomi di domini dei computer utilizzati dagli utenti che si collegano al sito, ecc.)». 

«Tali dati vengono utilizzati» per «rispondere», paragrafo “c) Finalità del trattamento” dell’informativa, a differenti «finalità». Quali l’«invio di materiale illustrativo, di aggiornamento sulle novità, iniziative e attività del Movimento», come «informazioni su manifestazioni, incontri, assemblee, dibattiti, conferenze, convegni e simili». Ma anche per la «vendita di gadget, pubblicazioni o altro, attraverso l’invio di posta tradizionale, posta elettronica, sms, mms, piattaforme di messaggistica instantanea o attraverso contatti telefonici». Nonché per l’«elaborazione di statistiche per promuovere lo sviluppo e l’attività del Movimento». 

Infine, paragrafo “e) Ambiti di comunicazione e diffusione”, tali «dati personali […] potranno essere comunicati a tutti i soggetti cui la facoltà di accesso a tali dati è riconosciuta». Ma anche «al personale dipendente e ai collaboratori terzi di LpSP», Lega per Salvini Premier, società che si occupa del trattamento dei dati. (*)

 

Un investimento elettorale. Ed economico

L’iniziativa, non solo per il suo rilancio e la buona partecipazione della seconda edizione (Matteo Salvini ha parlato di dieci mila iscrizioni nel solo primo giorno), sembra rilevare discretamente all’interno della campagna elettorale salviniana. E non solo per le ovvie considerazioni riguardo le possibilità di (una ulteriore, più dettagliata) profilazione degli elettori del Ministro, ma anche per quanto concerne una questione economica. Il «social contest», infatti, è un investimento: politico ed economico. 

In primo luogo politico, perché consente di massimizzare la fidelizzazione dello zoccolo leghista più duro, rafforzando un engagement già esistente. E gettando anche le basi per ulteriori contatti (da questo punto di vista, la necessità di tempestività nell’interazione garantisce l’immediata visibilità dei post di Salvini, che può arrivare a pubblicare anche una quindicina di post in un solo giorno, per singolo social). Il tutto riuscendo anche a sublimare quante più informazioni e risorse possibili dalla base stessa, ricavando indicazioni, molto sensibili, altrimenti difficilmente reperibili, in modo tale da orientare la futura comunicazione e le venture tematiche di campagna elettorale. In un sistema che è l’A-B-C del prosuming: il consumatore (nel caso del marketing elettorale, l’elettore) si fa egli stesso agente pubblicitario (divulgatore) del medesimo prodotto che andrà ad acquistare (del partito che voterà). 

In secondo luogo, è un investimento economico. Dal 1 al 14 maggio la pagina Facebook ufficiale di Matteo Salvini ha pubblicato trenta inserzioni, pagate dalla pagina “Lega – Salvini Premier”, per una spesa a post che oscilla tra i 100 e i 10000 euro. In particolare, delle trenta inserzioni pubblicate, sei sono costate tra i 100 e i 499 euro, nove tra i 500 e i 999, dodici tra i 1000 e i 5000 e tre tra i 5000 e i 10000 euro. Tra queste ultime: due cartoline di promozione della manifestazione di sabato 18 a Milano; un video di un ragazzo di origini africane «senza biglietto (ma con cappellino)» che «prende a pugni il capotreno, poi un poliziotto e scappa (a pagarci la pensione)». Nella fascia 1000-5000 figura il post del lancio del concorso “Vinci Salvini”, sponsorizzato dal 9 al 12 maggio.

Il budget speso dalla Lega nei primi quattordici giorni di maggio, ultimo mese di campagna elettorale, dedicato unicamente alle inserzioni Facebook, dunque, oscilla tra i 17115 e i 101985 euro. Con le quali il partito e il vice-Premier sperano di ottenere, dunque, non solo consensi e visibilità, ma anche un discreto ritorno economico, dalle iniziative di vendita connesse al contest. (**)

 

Tre domande a Matteo Salvini

Numerosi sono gli interrogativi di carattere etico. Forse particolarmente anacronistici, qualcuno penserà, nel mondo (politico, informatico) contemporaneo.

Tre, tuttavia, tra i tanti (su cui la redazione tornerà, per approfondire), sono quelli che prima di altri, personalmente, meritano adeguata e più tempestiva risposta: 

1) ritengono opportuno Lega per Salvini Premier, «titolare del trattamento» (paragrafo “a)” dell’informativa sulla privacy), e Matteo Salvini, in qualità di segretario del movimento, di vice-Premier e, soprattutto, di Ministro dell’Interno, disporre di migliaia di dati personali («dati che permettono l’identificazione diretta ed indiretta», ex garanteprivacy.it) e dati sensibili («cioè quelli che rivelano l’origine razziale od etnica, le convinzioni religiose, filosofiche, le opinioni politiche, l’appartenenza sindacale, relativi alla salute o alla vita sessuale», ibidem), di trattarli e di divulgarli a parti terze? 

2) chi sono le parti terze, i collaboratori di Lega per Salvini Premier e vincisalvini.it, che avranno disponibilità dei dati acquisisti e trattati? E quali sono le loro finalità?

3) sono in grado Lega per Salvini Premier e Matteo Salvini di sapere l’effettivo grado di conoscenza e consapevolezza delle clausole riguardanti la privacy di coloro i quali si sono iscritti al concorso?

In attesa d’una risposta, auguriamo un cordiale proseguimento di campagna elettorale.

 

 

 

(*) Fonte: “Informativa riguardo al trattamento dei dati personali” del sito salvinipremier.it, consultabile in basso a sinistra come “Informativa privacy”.

(**) Fonte: Facebook.com.

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