Il volantino della vergogna

“No a donne, mogli e fidanzate nelle prime dieci file della Curva Nord”. È questo il messaggio che un gruppo di tifosi della Lazio, il “Direttivo Diabolik Pluto”, ha voluto lasciare a tutti gli altri sostenitori biancocelesti, con un volantino lasciato sui seggiolini proprio della Nord in occasione della prima uscita di campionato contro il Napoli, dettando le regole nella parte di curva a loro più cara.

La Nord per noi rappresenta un luogo sacro, un ambiente con un codice non scritto da rispettare” si legge grazie alle foto diffuse dagli stessi tifosi sui social “le prime file, da sempre, le viviamo come fossero una linea trincerata. All’interno di essa non ammettiamo donne, moglie e fidanzate, pertanto le invitiamo a posizionarsi dalla decima fila in poi. Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese, andasse in altri settori“. Un messaggio, quello inoltrato degli ultrà laziali, che, considerando il periodo storico in cui viviamo, caratterizzato dalle accese lotte per conquistare l’uguaglianza tra uomini e donne e dai numerosi movimenti che ogni giorno cercano di combattere le ingiustizie di coloro i quali assumono un atteggiamento di prepotenza come quello mostrato sopra, appare decisamente retrivo.

Non è la prima volta, tra l’altro, che la curva della Lazio finisce nella bufera. Nella passata stagione comparvero in curva Sud, l’area riservata ai tifosi della Roma, alcuni adesivi antisemiti che mostravano una foto di Anna Frank con la maglietta giallorossa. Gli autori del gesto, i tifosi biancocelesti che in quell’occasione furono “ospitati” in curva Sud a causa della squalifica della loro curva, furono identificati, mentre la società fu sanzionata con una multa di 50mila euro.

Il volantino, a firma dei capi ultrà biancocelesti, è alla base dell’informativa che la Digos ha inviato alla magistratura. Sono stati identificati due responsabili, due capi della tifoseria biancoceleste, e il reato che si potrebbe configurare è quello di discriminazione razziale, in cui rientra la discriminazione di genere. Gli investigatori hanno passato al setaccio le immagini delle telecamere dello stadio Olimpico, che avrebbero immortalato la distribuzione del volantino durante l’esordio in campionato sabato scorso contro il Napoli.

Il calcio italiano, intanto, torna a far parlare di sé all’estero. Non per le performance sportive, nonostante lo sbarco del nostro campionato di grandi campioni (vedi l’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte della Juventus), ma per demeriti culturali: ad esempio, il quotidiano inglese The Guardian ha definito i tifosi biancocelesti “i famigerati ultrà“, mentre la BBC ha scritto che “si sono creati una fama di violenti, razzisti e antisemiti”.

Molti diranno che si tratta, in fondo, solo della bravata di un gruppetto di esaltati. Il fatto in questione merita, tuttavia, una riflessione più accurata. Una riflessione su come alcuni personaggi, da non prendere sotto gamba, considerano ancora oggi il calcio come una guerra o, nella maggior parte dei casi, uno sfogo dettato da vite tristi e rancorose. Questi pseudo-tifosi sono riusciti a rappresentare perfettamente la società nella quale viviamo. Il risultato? Divieti ridicoli e inaccettabili, intrisi di sessismo e maschilismo, messi nero su bianco e consegnati agli spettatori.

A replicare al volantino della vergogna, tramite comunicato, alla fine sono state direttamente le tifose biancocelesti: “Siamo un gruppo di Donne cresciute in curva che vedono la curva come un ruolo sacro e che rispettano quel codice non scritto, ma siamo rimaste indignate nel leggere quelle undici righe nero su bianco e fatte girare di mano in mano prima della partita. Anche noi prendiamo le distanze da quei laziali che non danno il giusto valore alla Nord con comportamenti poco adeguati, come prendiamo le distanze da quei laziali che con gesti e parole non si ricordano che sono stati messi al mondo da una Donna“.

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