Atlas Consiglia: «Warhol&Friends. New York negli anni ’80»

Un omaggio a un artista iconico, un omaggio a un decennio controverso ed esplosivo, un omaggio a una città dalle mille sfaccettature. Tutto questo è «Warhol&Friends. New York negli anni ‘80» la grande mostra a cura di Luca Beatrice aperta fino al 24 febbraio 2019 al Palazzo Albergati di Bologna. Centocinquanta opere in totale inserite all’interno di un racconto di ampio respiro per rivivere l’atmosfera di fermento e scintillio della Grande Mela negli anni ’80.

Sono gli anni di Reagan, della finanza di Wall Street, del Muro di Berlino. John Lennon viene assassinato e l’Aids inizia a diffondersi negli Stati Uniti tra timori e pregiudizi. È proprio in questo momento che Andy Warhol torna ad essere il fulcro della vita artistica di New York e, come negli anni ’60, si dimostra di nuovo il più capace interprete del proprio tempo. Realizza alcuni dei cicli presenti in mostra come «Shoes», «Lenin», «Knives» insieme ai ritratti delle icone del jet set da Liza Minelli a Gianni Agnelli e ai simboli del consumismo come «Brillo Boxes».

«Brillo Boxes», Andy Warhol, via Facebook @Arthemisiaarte
«Ritratto di Gianni Agnelli», Andy Warhol, via Facebook @Arthemisiaarte

Questo rinnovato successo porta Warhol ad avvicinarsi e diventare mentore di tutta la nuova generazione di giovani artisti d’avanguardia della città che nel corso della mostra vengono presentati.

Per prime le opere di Keith Haring e del giovane Jean-Michel Basquiat pionieri e fautori della nascente Street Art. Le fotografie di e con Robert Mapplethorpe. E poi ancora Julian Schnabel e Jeff Koons, emblema del connubio tra arte e finanza. Ma anche la Transavanguardia italiana dei pittori Francesco Clemente e Sandro Chia. Per non dimenticare il fotografo e regista Edo Bertoglio, autore del film «Downtown 81»(o «New York Beat Movie») con protagonista lo stesso Basquiat di cui vengono proiettati alcuni estratti all’interno della mostra.

Le ambizioni e i bagliori di questa New Wave dell’arte subiscono una battuta d’arresto alla fine del decennio. Nel 1987 Warhol muore, negli anni seguenti sia Haring che Mapplethorpe scompariranno vittime dell’Aids e anche Basquiat, appena ventisettenne, morirà per overdose da eroina. Quello che resta nell’immaginario collettivo è tutto racchiuso nelle celebri polaroid di Warhol, 36 delle quali presenti nell’esposizione, che testimoniano gli eccessi ma anche la profonda commistione tra arte, musica, cinema e politica dei protagonisti della vita newyorchese in un decennio tanto critico quanto irripetibile.

Dal punto di vista puramente estetico è indiscutibile l’attenzione ai dettagli nell’allestimento della mostra, con la ricostruzione di alcuni dei simboli di New York in quegli anni come la fermata della metro di Harlem e la stanza che riproduce lo Studio 54, il club di Manhattan più celebre del tempo. Si trova anche un photo booth in cui ogni visitatore può trasformare sé stesso in una serigrafia pop warholiana e ricevere l’immagine come e-mail.

Tornare indietro nel tempo non è mai stato così facile.

 

 

 

 

 

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