Xi Jinping è il successore di Mao?

In Cina si è svolto dal 18 al 25 ottobre il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese, assemblea che si tiene ogni cinque anni per definire la direzione dello sviluppo del paese per i cinque anni successivi e decidere le varie cariche del partito e quindi del governo. Il Congresso ha visto la sostituzione di 5 su 7 membri del Comitato Permanente del Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese: gli unici due a essere rimasti in carica sono il segretario generale e presidente della Repubblica Xi Jinping e l’attuale primo ministro, Li Keqiang.

Comincia per il paese una nuova era, quella di Xi Jinping, uscito molto rafforzato dal Congresso: la sua leadership si è consolidata e nessun successore alla sua poltrona di Segretario Generale è emerso tra i nuovi membri del Comitato Permanente del Politburo del PCC, la vera sede del potere massimo in Cina. I membri del Comitato Permanente non possono essere rieletti se hanno raggiunto i 68 anni di età, per consuetudine. Tra i 5 membri neo-eletti (tutti uomini, nessuna donna) infatti nessuno è abbastanza giovane da poter aspirare di venire eletto come segretario generale e restare in carica per due mandati. Questo fa sì che molti analisti presumano che Xi Jinping punti a rompere la consuetudine dei 68 anni e a rimanere in carica per un terzo mandato nel 2022.

Ma il Congresso ha visto l’ascesa di Xi anche per un altro motivo. La sua visione politica è stata aggiunta nella Costituzione del Partito come “pensiero di Xi Jinping”, una decisione che finora era stata riservata solo a un altro leader del partito: Mao Zedong. Il paragone è legittimo, o almeno non è azzardato come è stato in passato con i predecessori di Xi. Anche la “teoria di Deng Xiaoping”, leader cinese de facto dal 1978 al 1992, fa parte della Costituzione del Partito, ma fu aggiunta solo in seguito alla morte di Deng, nel 1997. Si tratta, dunque, di un atto simbolico molto importante che dà ancora più potere e prestigio al leader del partito nonché presidente del Paese. Significa che da ora qualsiasi attacco a Xi Jinping sarà considerato un attacco all’intero partito. Il pensiero di Xi è composto da 14 principi. Tra questi, vi è l’impegno a creare “una coesistenza armoniosa tra uomo e natura”, visto che ultimamente la Cina si sta impegnando contro il cambiamento climatico e sta investendo per usare più fonti di energia rinnovabili. Si parla anche dell’autorità assoluta del Partito sull’esercito”: tra le altre cose Xi ha tagliato moltissimo le spese militari e fatto grossi cambiamenti ai vertici dell’esercito. E poi c’è l’importanza del principio “Un paese, due sistemi”, che regola i rapporti tra la Cina continentale e Hong Kong.

Da quando è salito al potere nel 2012, Xi Jinping non ha mai nascosto di avere un grande “sogno”, quello di riportare la Cina ai fasti di un tempo, guidandola in un percorso di trasformazione radicale che possa farla riemergere come grande potenza economica. La Nuova Via della Seta, la presenza sempre più costante nelle grandi questioni di politica internazionale, la volontà di modificare la struttura decisionale di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale al fine di riconoscere a Pechino un ruolo più in linea con le sue capacità sono alcuni dei modi con cui Xi ha portato avanti il suo progetto durante il primo mandato. Nel prossimo, in virtù del potere accumulato, gli obiettivi di Xi sono ancora più grandi: risolvere il problema della povertà, specie nelle regioni più periferiche del paese, entro il 2020 e portare la Cina ad essere la nazione più potente del pianeta entro il 2049. “Il popolo e la nazione cinesi «hanno un luminoso futuro davanti. In questo grande momento, ci sentiamo più fiduciosi e orgogliosi e, allo stesso tempo, avvertiamo un forte senso di responsabilità”, ha detto Xi chiudendo i lavori del Congresso tra gli applausi. Il potere da lui raggiunto è talmente vasto che potrà influenzare la politica cinese per decenni a venire. Ora è il momento di Xi Jinping. Del nuovo Mao.

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