Fulani. La storia di un popolo in cammino tra Libertà, Morte e Vita.

Liberi.

Pensiamo a cosa potrebbe voler dire definirci davvero così, davvero Liberi. Pensiamo alle nostre vite, alle nostre abitudini culturali, culinarie, religiose. Pensiamo alle nostre società, davvero giuste o ipocrite e perbeniste che siano.

C’è un’etnia, una minoranza etnica africana che si estende nel territorio dell’Africa Occidentale, un gruppo di persone nomadi di religione islamica, chiamati Fulani. Fulani nella lingua fulfulde vuol dire Liberi. Liberi perché nomadi. Liberi perché incontaminati dagli schemi di una società oppressiva come la nostra.

Ma quanto poi questa libertà può, a livello religioso e culturale permettersi di opprimere altri culti e religioni? Quanto la libertà personale può sentirsi in diritto di massacrare, uccidere, distruggere?

Quanto io davvero posso definirmi libero se poi, questa mia libertà mina quella altrui?

Le origini di un popolo: i pastori Peul.

Da tempo ormai la fascia di territorio che collega il Sahara Occidentale alle pianure meridionali africane del Sahel, ha visto il verificarsi di grandi episodi di violenza etnica. Questo ha inevitabilmente prodotto migliaia di morti e un numero sempre crescente di sfollati interni (IDPs). Le aree coinvolte, in particolar modo gli stati africani: Nigeria, Mali, Burkina Faso e Niger, che vedono quindi la propria comunità segnata da scontri inter-etnici che sembrano non trovare un punto di incontro.

È doveroso dunque strutturare il nostro discorso partendo dalle origini. Partendo quindi da una definizione più accurata e imparziale relativamente il gruppo nomade dei Fulani, protagonista di questi violenti e relativamente recenti scontri.

Questo popolo nomade, meglio conosciuto come pastori Peul (nonostante abbia diversi nomi a seconda della specifica area geografica di riferimento: il termine anglofono Fulani deriva infatti dalla lingua Hausa, diffusa revalentemente in Nigeria del Nord, Niger, Burkina Faso e Ciad; il termine Fula è invece diffuso maggiormente in Africa Occidentale, e viene talvolta trascritto e pronunciato come Fulah o Foulah; in aree prevalentemente francofone è invece più comunemente utilizzato il termine Peul, soprattutto in Senegal), ha origini antichissime. Si pensa infatti che, secondo le sole supposizioni che sono state avanzate al riguardo, tale etnia derivi dal territorio dell’alto Nilo, e che con il tempo mediante diverse ondate migratorie si sia spostata fino a raggiungere territori adiacenti al fiume Niger, in Africa Occidentale.

La loro natura di popolazione nomade, li ha portati nel tempo a seguire le lunghe vie della transumanza che permettevano loro un’incessante ricerca di grandi aree verdi destinate al nutrimento delle mandrie di mucche e animali dalle lunga corna lunate da loro allevati. I Fulani dunque hanno inevitabilmente adattato le necessità agro-pastorali della propria comunità a quelle delle loro grandi mandrie di animali, che venivano condotte per il loro sostentamento in territori prosperi, quali ad esempio l’oasi nella zona desertica presente tra il dipartimento di Abalak, a nord-est della regione del Sahel, e la zona di Ingall, ricca di pozze d’acqua e zone di saline.

La tradizionale danza dell’amore dei Wodaabe.

Proprio in questa regione viene organizzata da una sub-etnia musulmana dei Fulani una delle più curiose e tradizionali feste di questo gruppo africano. Infatti la minoranza peul degli Wodaabe, chiamati anche in maniera dispregiativa Bororo o Mbororo (pastori in stracci), manifesta la loro libertà durante questa festa chiamata Guérewol. Attraverso una danza chiamata Rumme, i maschi della tribù espongono la loro bellezza fisica e morale con la speranza di essere poi scelti come fidanzati da una delle donne del villaggio.

Cause e Conseguenze della “Questione Fulani”

Ma da parte nostra dunque, sarebbe bene chiedersi: Quali sono le cause e i rispettivi effetti della cosiddetta “questione Fulani” all’interno di questo territorio?

Sicuramente i continui spostamenti dovuti alla loro natura nomade e alla fuga dalla desertificazione hanno condotto questa popolazione a scontrarsi con gli agricoltori cristiani dell’Africa Occidentale, un’area del continente fortemente caratterizzata da una grave ed intensa crisi alimentare e igienico/sanitaria. Le stesse sono infatti state denunciate da molteplici organizzazioni internazionali quali ad esempio UNICEF, FAO, WFP, le quali hanno riportato nelle loro statistiche la drammaticità di dati e numeri riguardanti questa zona del continente.

A questo si sono aggiunte problematiche legate alla sfera religiosa, che hanno visto una forte radicalizzazione islamica all’interno dell’etnia Fulani. Gli scontri tra pastori di religione musulmana e tra agricoltori cristiani sono stati dunque inevitabili, e senza pietà.

Le violenze dei Fulani sono aumentate a dismisura negli anni, a partire dal 2013. Dall’inizio del 2018, sono stati uccisi, nel solo Stato di Benue, circa 500 fedeli cristiani. Per questo abbiamo pensato di riportare alcuni fatti e dati relativamente i recenti scontri avvenuti:

  • 23 Aprile 2018: 15 uccisi in alcuni villaggi dello Stato centrale di Plateau;
  • 23 Giugno 2018: più di 230 agricoltori cristiani vengono massacrati;
  • 14 Aprile 2019: 17 cristiani uccisi durante la celebrazione di un battesimo;E se quindi gli scontri tra pastori fulani e agricoltori cristiani erano inizialmente spinti dalla contesa per i pascoli dovuta ad una guerra per le risorse in seguito all’aumento del fenomeno di desertificazione, adesso questi conflitti hanno assunto una ben più preoccupante matrice non tanto legata all’aspetto economico o etnico, ma piuttosto quello religioso. In tanti dunque a denunciare la situazione, che appare però agli occhi della comunità internazionale ancora una questione propriamente interna al territorio africano stesso. Il vescovo della diocesi cattolica di Gboko, nella provincia ecclesiastica di Abuja in Nigeria, ha dichiarato quanto segue: “Vi prego di non rifare gli stessi errori che sono stati fatti con il genocidio in Ruanda. Era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno lo ha fermato”.

    Secondo i dati riportati dal Global Terrorism Index 2018, le vittime provocate dai gruppi armati Fulani sono nettamente in aumento in Nigeria. Gli scontri etnici causano infatti più vittime degli attentati jihadisti. Il rapporto rivela che i gruppi armati di pastori Fulani sono la principale minaccia alla sicurezza del paese, seguiti dal gruppo terroristico Boko Haram e dalle milizie di contadini cristiani della comunità Bachama. Solo nel 2018 infatti, i morti attribuiti agli estremisti Fulani sono stimati essere sei volte superiori al numero di vittime di Boko Haram.

    Quello che si teme dunque è che, questo viaggio senza meta dei nomadi Peul Falan, possa trasformarsi  in una vera e propria pulizia etnica con il tentativo di islamizzare l’intera area.

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